Un articolo tra i tanti:
tratto da www.repubblica.it (Firenze)
"Prato ammaina la bandiera rossa
Prato ha una delle più grandi Chinatown del Paese, è uno dei distretti industriali più colpiti dalla crisi del tessile, è una città piena di disoccupati e cassintegrati di mezza età. Nessuno dei lavoratori espulsi dalle fabbriche pratesi ha trovato posto in quelle degli imprenditori cinesi del prontomoda perchè restano due mondi separati. Nessun operaio cinese è iscritto al sindacato, nessuno ha denunciato un incidente sul lavoro, nè ha aderito a uno sciopero. Molte fabbriche di Chinatown non rispettano le norme di igiene e di sicurezza, alcune sfruttano la manodopera clandestina. I controlli sono poco incisivi e comunque viene da chiedersi dov’era la Guardia di Finanza quando negli anni passati (ma recenti) l’illegalità cresceva. Chinatown non va alle urne, l’altra Prato sì e ha girato le spalle a chi l’ha governata. Ha scelto Roberto Cenni, un industriale, il signor Sasch. Non è che poi magari così passino le paure, l’insicurezza, la crisi economica. Ma certo per la sinistra è qualcosa di serio su cui riflettere, qualcosa di nuovo mai successo dal dopoguerra in poi. Bisognerà cominciare e cominciare non può essere sbrigarsela, come ha detto qualcuno, con un “Cenni l’hanno votato i ricchi”, non fosse altro perchè con la crisi i ricchi sono molti di meno e i voti del centro destra molti di più."


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